NELLA PATRIA DEL FRIULI - AGANE E KRIVAPETE, SPIRITI DELLA NATURA NELLA MITOLOGIA DELLE VALLI

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Agane, presenze sovrannaturali, spiriti della natura che vivono nelle selve, in prossimità dei fiumi e delle sorgenti. Legate al culto delle acque, del femminino e della fertilità. Un mito trasversale, che si ritrova a tutte le latitudini, dall'America precolombiana, alla Mesopotamia, alla Siberia, e che in Friuli è presente in differenti declinazioni, dalle valli occidentali, alla Carnia, alle Valli del Natisone.
Di solito nella tradizione orale e nella letteratura più recente sono rappresentate come donne bellissime, visioni che appaiono furtive tra le acque più limpide, tra il muschio e le felci delle sponde, all'ombra di alberi secolari. A volte gentili, a volte dispettose nei loro furtivi rapporti con gli umani.
In altre parti dell'arco alpino vengono chiamate anguane, con tutta probabilità dal latino anguis, serpente. E' l'importante indizio di un legame con un culto ancestrale, quello della donna serpente del neolitico. Il rettile, che periodicamente cambia pelle, è il simbolo della vita che si rinnova, della rinascita eterna, dell’immortalità. Il suo veleno uccide, ma può anche guarire. Una ambiguità che unisce la vita e la morte e completa il ciclo vitale. La donna serpente è una figura sciamanica, la depositaria dei segreti, appunto, della nascita e della morte.
Nei culti animisti di origine celtica in ogni fiume, torrente o rivolo d'acqua c'è un genius loci, che è sempre una presenza femminile. Perché l'acqua è elemento che appartiene al femminino, fonte di vita che richiama il liquido amniotico in cui è immerso il feto fino alla nascita. E così ogni fiume “battezzato” in epoca celtica ha una desinenza femminile. I nostri vecchi dicono ancora la Cellina, la Meduna, la Livenza, la Piave.
Nelle Valli del Natisone, la cosiddetta Slavia friulana, gli spiriti dei boschi assumono altri nomi. Le "castitjove zene" sono creature simili alle agane, che vivono vicino alle cascate e ai torrenti, nel buio delle selve. La Duia Baba è una donna anziana, ormai sterile, che conduce una vita eremitica e custodisce i segreti della terra e della natura. Un mito simile a quello della Yaga Baba di origine siberiana, figura di spicco della mitologia slava.
E poi ci sono le krivapete. Il nome in protoslavo significa tallone ritorto. E infatti sono sempre raffigurate con i piedi girati all'incontrario. Guaritrici e veggenti, vivono isolate e selvatiche nella foresta, nelle grotte e negli anfratti, mostrandosi di rado. Qui il mito è probabilmente più recente e di origine meno romantica: in tempi comunque molto antichi i bambini, soprattutto le femmine, che nascevano deformi a causa del rachitismo dovuto a malnutrizione o a causa di qualche altra malattia endemica ed ereditaria venivano abbandonati nei boschi.
Tutte queste figure mitologiche femminili hanno una forte caratteristica che le accomuna. Il loro essere particolarmente volubili ed imprevedibili. A volte benevole, a volte capricciose, a volte perfino rovinose e distruttive, a seconda di come l'uomo le tratta. Un po' come le acque... e come le donne.