La comune di Bagnaia - Un frammento di utopia

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Versione integrale completa del documentario "La comune di Bagnaia - Un frammento di utopia"

LA COMUNE DI BAGNAIA - Un frammento di utopia
Regia, riprese, montaggio: Carla Apuzzo, Huub Nijhuis, Salvatore Piscicelli
Musiche originali: Eugenio Colombo, Luca Spagnoletti
Aiuto regista: Antonella Licata
Collaborazione al montaggio: Cristiana Cerrini
Durata: 94’
Formato: DV, 4:3 - colore
Produzione: Falco Film (Italia), BelArt Film (Nederland) – 2005
Sottotitoli inglesi

Il film
Nel 1979, un piccolo gruppo di donne, uomini e bambini acquistano un podere nella campagna vicino Siena – la Montagnola, uno dei luoghi più belli e incontaminati della Toscana, oggi meta anche di un turismo d’élite, britannico ed europeo in genere – e vi fondano una comune ispirata ai principi del comunismo libertario. Rifiuto della proprietà privata, abolizione dei ruoli maschio-femmina, condivisione egualitaria delle risorse (“da ciascuno secondo le sue possibilità, a ciascuno secondo i suoi bisogni”), messa in discussione del modello di famiglia nucleare tradizionale, apertura al gruppo dell’educazione dei figli, infine assunzione di una forma radicale di democrazia interna che – attraverso il metodo del consenso e rifiutando ogni genere di leadership e i concetti stessi di maggioranza e minoranza – punta in modo diretto a decisioni unanimemente condivise. Sulla base di queste idee-guida, ma con un approccio più pragmatico che ideologico, quelli di Bagnaia sono riusciti a costruire la loro piccola isola utopica e a farla durare nel tempo.
L’organizzazione interna è semplice. La proprietà del patrimonio collettivo è conferita a un’associazione composta da tutti i membri della Comune. Una parte dei comunardi svolge l’attività lavorativa all’esterno della Comune, altri lavorano per l’azienda cooperativa che gestisce il podere. La produzione agricola, condotta con metodi biologici, e l’allevamento degli animali mirano a una relativa autosufficienza sul piano alimentare e in parte su quello energetico. Tutti i proventi vanno in una cassa unica. La Comune assegna a ciascuno dell’argent-de-poche per le piccole spese individuali; a tutto il resto si provvede collettivamente. Ogni membro ha diritto a una stanza propria, bambini compresi. I servizi casalinghi sono svolti a turno su basi egualitarie.
In questo quarto di secolo – tra alti e bassi, defezioni e nuove adesioni – la Comune di Bagnaia ha costruito una solida realtà economica e, pur mantenendo un’assoluta coerenza con i propri principi ispiratori, è stata capace di aprirsi a nuove istanze e nuovi bisogni, in particolare sul terreno dell’ecologia, della democrazia partecipata, del pacifismo, sviluppando molte iniziative di carattere sociale e culturale. Oggi Bagnaia è anche un ecovillaggio – è membro della RIVE (Rete Italiana Villaggi Ecologici, a sua volta associata al GEN (Global Ecovillage Network) – dove si presta molta attenzione all’ambiente, alla qualità della vita e dei rapporti umani e quindi a tutte le esperienze e i momenti di condivisione, di aggregazione e di festa. Un buon esempio, insieme ad altre realtà, di costruzione dal basso di un’alternativa, realistica e praticabile, al modello sociale consumistico e neoliberista oggi dominante, con i suoi risvolti distruttivi e disgreganti.

Sullo sfondo della festa per il venticinquennale della fondazione, questo film racconta, attraverso la voce dei protagonisti, la storia di questa esperienza.

Una dichiarazione degli autori
“Realizzare questo film è stato innanzitutto una bella esperienza umana: incontrare nuovi amici e ri-conoscersi, non tanto sul piano ideologico o generazionale, quanto su un comune, per così dire, sentimento del mondo. Questa empatia è stata parte del nostro approccio di autori.
Fin dall’inizio, volevamo fare un film che non fosse un generico ritratto della Comune di Bagnaia. Volevamo piuttosto registrare il racconto che gli stessi comunardi elaboravano sulla loro esperienza in un preciso momento della loro storia, il venticinquennale della fondazione. Un racconto corale, quasi un autoritratto della Comune, ma con ampie modulazioni individuali. Questo approccio, tutto interno al nostro soggetto, escludeva per principio, da parte nostra, ogni forma di giudizio o pre-giudizio di carattere storico, ideologico o sociologico; e implicava piuttosto, come nostro punto di vista, oltre all’empatia di cui sopra, una volontà di ascolto, e quindi di conoscenza, intorno a un’esperienza che riteniamo estremamente significativa entro il nostro orizzonte storico-politico e umano.
Il film ha quindi per noi una doppia valenza: quello di un documento storico e politico su un’esperienza che, pur essendo minoritaria, ben rappresenta le tensioni di un’intera generazione; e quello di un contributo di analisi e di riflessione intorno alle possibili alternative, al tempo stesso radicali e praticabili, su cui da qualche tempo è aperta la discussione all’interno dei vari movimenti di opposizione alla globalizzazione neoliberista.